Joyeux Noël

Joyeux Noël: toccante film su tre eserciti che durante la prima guerra mondiale cessarono le ostilità il giorno di natale e festeggiarono insieme, rifutandosi poi di riprendere il combattimento nei giorni seguenti

questo per avere un degno titolo. Io amo il Natale. non il giorno in sè, ma l’Avvento, l’atmosfera natalizia, le decorazioni, le canzoni, le lucine e (perchè essere ipocrita?) i regali. Più che il Natale in effetti amo Dicembre: in Dicembre c’è il mio compleanno, c’è santa Lucia…è un mese bellissimo. io non sono credente, nella natività non leggo nessun significato religioso, ma la storia della mangiatoia, del bue e dell’asinello, dei pastori, della cometa, dei re magi mi piace molto e adoro i presepi, quelli immensi con un sacco di tecnologiche fontanelle, fuochi e che alternano la notte e il giorno. può essere una festa commerciale e consumistica tutte le volte che vuoi, io non la sento così. Io mi sdilinquisco per:

  • i litigi con mio fratello per chi avrà i pari nel calendario dell’avvento perchè al fortunato toccherà la finestrella grande del 24
  • tornare a casa da scuola dopo l’8 e vedere cosa ha aggiunto miamadre alle decorazioni
  • fare l’albero con la mamma, disponendo artisticamente palle, lucette e affini, allontanandosi anche dall’albero per valutare l’impatto
  • pensare a regali indovinati per tutti e comprarli
  • vedere il mucchio dei pacchetti che aumenta sotto l’albero
  • vedere il culetto di mio fratello mentre si contorce per infilare la spina delle lucette nella presa dietro l’albero
  • rimanere fuori quando è buoio e godermi tutte le lucine
  • andare in giro con il cappello da babbo natale

non vedo l’ora che sia dicembre

mag, aspirante elfo di babbo natale, si accettano anche posti come renna

stress, rabbia e frustrazione

maddalena sedeva apatica davanti allo schermo del computer, giocherellando pigramente a prato fiorito; senza accorgersi che sotto la calma e la quiete che credeva di provare in quel momento, era esausta, insoddisfatta, triste e rabbiosa: una mina che attende che qualche ignaro malcapitato ci metta il piede sopra. ed eccolo: il fratellino arriva e ripete con voce vuota e irritantemente compiaciuta:

“la mamma ha detto che devi alzarti SUBITO, andare a sparecchiare, be’, a finire di sparecchiare, perchè ha fatto quasi tutto lei, scansafatiche!”.

“subito”, “scansafatiche”, due paroline senza le quali forse si sarebbe solo infastidita, ma sono state dette e maddalena sbotta:

“scansafatiche? non gliel’ho mica chiesto io di sparecchiare al mio posto, lo sa che dopo lo faccio”.

ma il fratellino continua a ripetere:”scansafatiche, scansafatiche”

maddalena non ci vede più e lo insegue,  lo colpisce isterica con tutta la forza che ha, ma lo manca:

“mi hai mancato, schiappa!” ride l’odioso mostriciattolo

maddalena non ci vede più, lo agguanta e colpisce con violenza, con rabbia e con furore e più quello ride più sente il bisogno di fargli male, di cancellare quel ghignetto irritante. lo spinge forte a terra e finalmente non segue una risata, ma un gemito. prevedendo il piagnisteo maddalena vira in cucina a sparecchiare, sbattendosi la porta alle spalle.

sta mettendo in lavastoviglie il primo piatto quando la furia scema e sovviene la domanda:”ma perchè?”

perchè?  scansafatiche non ti offende di certo, specie se detto dal piccolo culo di piombo. perchè? ce l’hai con lui? ma no, è solo un bambino, è normale che faccia così. perchè? da dove veniva tutta quella furia, tutta quella violenza? e il mondo le crolla addosso. è stanca, rabbiosa, tesa e ha scaricato tutto questo come una pazza sul primo capro espiatorio.  davvero delle giornate tutte uguali, tutte scuola, casa, studio possono ridurla in questo stato? evidentemente sì. e ne vale la pena?, si chiede maddalena. vale la pena di starci così male, di preoccuparsi tanto, di amareggirsi la vita tanto da avere degli scatti d’ira? ma poi fa finta di non essersi posta questa domanda perchè non vuole rispondersi che non ha scelta o che comunque non è capace di vivere più leggera e di fregarsene di tutto e perchè comunque sa che domani  qualcosa la farà sorridere, sarà allegra e frizzante e si dimenticherà, magari per tutto il giorno, che se si ferma a pensare tutto le appare così pesante.

e prima di concludere questa dolorosa riflessione intima, il solito auto-rimprovero: non sei mica la sola, c’è gente che sta molto peggio di te e fa’ meno la drammatica, sii obbiettiva e meno egocentrica. cazzo. e non dire cazzo.

maddalena, un rimprovero non può mai farselo mancare. giusto per sentirsi peggio.

maddalena con una lacrima che riga la guancia sinistra (e non piangere)